Per lo studio, la cura, l'assistenza e l'informazione sui tumori cerebrali infantili.

I RICORDI DEL NATALE

In una scatola di latta..i ricordi del natale

Questa mia opera ha ottenuto una menzione di merito al “Premio Letterario Internazionale “Arte Solidale tra Musica e Memoria” indetto dall’Associazione Culturale GueCi , creata dalla figlia  in memoria del padre Guerino

E’ stata stampata un’antologia con le opere dei vincitori, un gesto perché, questi ricordi che parlano del Natale non vadano mai perduti.

 Gentili Lettori, Gentili Lettrici,

Desidero farvi gli auguri di Natale, inserendo in questo spicchio di cielo riservato al piccolo Tommasino, questo racconto, non è un racconto di fantasia , ma sono pagine della mia vita reale.

Nel momento che scrivo volerò, e farò danzare le parole, la mia mente segue la musica virtuale di un violino tzigano, chiudo gli occhi per le grandi emozioni che fa vivere al mio cuore, io che piango se vedo la sofferenza degli esseri umani o se le loro anime sono ferite, io che piango se mi guarda un gattino spelacchiato, ho sempre le lacrime in tasca, anche quando scrivo i miei ricordi.

 “ In una scatola di latta..i ricordi del Natale “

C’era una volta …Il Natale” E ci sarà sempre, fino alla fine dei tempi.

Il passare inesorabile del tempo e le mie tante primavere, fa tornare alla mia mente con lucidità e chiarezza, come ho vissuto quel giorno, non sempre con gioia e spensieratezza ma qualche volta velato dalla malinconia e dal dolore.
Quando ero una ragazzina, pensavo al Natale un mese prima, dicevo alla mamma di tirare giù dall’armadio la scatola degli addobbi per l’albero ed il presepio, non volevo arrivare a farlo e accorgermi che mancava qualcosa, ma c’era anche un altro motivo…il contatto visivo con questi oggetti mi dava la sensazione che il Natale durasse di più, allora c’erano poche cose che quel poco che avevamo era un piccolo tesoro.
Negli anni 50, per l’albero di Natale si usavano le palline di vetro che luccicavano e mandavano bagliori argentati e colorati, io le sfioravo come si può sfiorare delle pietre preziose, e stavo molto attenta perché se cadevano andavano in mille briciole taglienti.
Per le luci dell’abete, venivano adoperate le candele di cera, tipo quelle che si mettono sulle torte per i compleanni, era così suggestiva la luce che diffondevano, ma erano pericolose, potevano procurare un incendio, per questo, venivano accese solo in rare occasioni e sotto il controllo dei genitori.

Per fare il presepio andavamo nelle campagne vicine a trovare la borraccina fresca, i personaggi della Natività che erano dentro la capanna, le statuine dei pastori e gli animali, dovevano essere adagiati su una cosa che ci donava la terra, per creare un paesaggio naturale e simile alla realtà.

Con lo specchietto da borsa della mamma, facevo il laghetto, in questa acqua virtuale appoggiavo una piccola anatra, sul ponticello di legno mettevo un pastore che portava sulle spalle due fascine di legna, poco distante, un pozzo con vicino una contadinella che teneva una brocca di acqua in bilico sulla testa, da un lato del prato un pastore guidava il suo gregge di pecorelle.

Queste statuine di terracotta erano modellate così bene, che si potevano scorgere i lineamenti e le espressioni dei volti, quante volte mi sono avvicinata al presepe per guardarli più da vicino e per provare se la magia del Natale, mi faceva sentire le loro voci, i pensieri, i loro sogni e le storie di un tempo tanto lontano, che risalivano a 2000 anni prima.

Se chiudo gli occhi per aiutarmi nella concentrazione, con la forza della fantasia e svuotando la mia mente, le sento quelle voci, perché sono dentro di me, sono le voci dell’anima e della mia fede, così come per magia vedo il presepio animarsi, nella capanna della Natività vedo il Paradiso, sotto un cielo fatto di carta blu lucente e tempestata di stelle d’argento con al centro la cometa, ci sono tutte le meraviglie dell’universo che Dio ci ha donato, come le montagne, i prati le colline, le case i suoi abitanti.
Nella nostra modesta casa, le tradizioni per la festa del Natale come fare l’albero e il presepio è sempre stata un culto, e cercavamo nella nostra semplicità, di renderlo pieno di allegria, tanti parenti intorno alla nostra tavola: nonni zie e zii, cugini, la tavola per il pranzo veniva allungata con le capre (non gli animali…naturalmente…) le capre, erano degli oggetti in legno resistente con le gambe fermate da cerniere che allargandole si ponevano sotto un’asse di legno, sopra una bella tovaglia ricamata a mano, che non mancava mai nel corredo di ogni donna, fra i piatti e i bicchieri “ del servizio buono” si mettevano dei tralci di abete con dei fiocchettini rossi e la tavola era pronta..

Dopo l’interminabile pranzo natalizio, non poteva mancare la musica, non la musica gracchiante che diffondeva quel grande cassettone della radio, ( allora le radio prendevano lo spazio di un mobile) ma la musica dal vivo, suonata da un solo strumento: una grande fisarmonica con le cinghie sulle spalle per reggerne il peso.
Rinaldo, un nostro parente, ne possedeva una e quando doveva suonare, veniva spostata la tavola per fare spazio nella stanza, mettevamo una sedia sul tavolo, aiutavamo Rinaldo a salire su questo podio improvvisato dove iniziava a fare il suo concerto.
Il suo repertorio comprendeva i balli che erano in voga a quei tempi: come il valzer il tango e la quadriglia, non ho mai dimenticato il suono armonioso e bellissimo che emetteva questo strumento e se torno indietro con la mente mi rivedo a ballare o con il babbo o con una delle mie zie.

La mia famiglia era felice di invitare le persone, non aveva importanza se il suonatore di fisarmonica era anziano, se le sue dita erano deformate, se tentava di cantare con voce stonata, se aveva l’affanno per la grande fatica, ma lo faceva con tanto amore e con tanta volontà….che ai nostri occhi era perfetto, era giovane e cantava benissimo..
Quanti applausi per quella musica “ dal vivo” e l’allegria che era nell’aria aveva il potere di farci vivere dei momenti di vera ilarità, specialmente quando ballando la quadriglia si sbagliavano tutti i passi, e ci davamo la colpa a vicenda. Che bei tempi….!!!!
Gli anni sono passati, ormai adulta, ricordo il primo Natale con la responsabilità di un lavoro, il mio primo Natale da giovane sposa, il primo Natale da madre, dove tutto girava intorno a quello scricchiolino di neonata , il Natale felice di vedere gli occhi lucenti di mia figlia che guardava meravigliata tutte quelle lucine che si accendevano e spengevano e quante smanacciate a quei rami di abete, lei rideva felice, ma quante palline rotte…su quel pavimento.

Nella mia vita ci sono stati dei Natali tristi, ricordo quello dopo la morte del babbo, avvenuta nel mese di Novembre, è stato un duro colpo, quel posto vuoto a tavola, gli occhi lucidi le parole sussurrate, una semplice tovaglia, un pranzo semplice, anche le luci dell’albero non erano brillanti, come se gli fosse stata trasmessa la nostra malinconia, niente inviti di parenti, niente musica…

Con la morte della mamma, il dolore era ancora più intenso, non importava allungare la tavola, bastava quella normale per le persone che erano rimaste, ma l’angolo con il nostro albero e il presepio era sempre presente, nessuno ce lo poteva togliere faceva parte della nostra Fede e della tradizione, altrimenti non rimaneva più nulla.
I dolori colpiscono il cuore, e il Natale del 2000 lo ricorderò più degli altri per il macigno che si era abbattuto sopra di me per lo stato di salute in cui mi farmaciaitaly.com/levitra.html trovavo, ero ricoverata in ospedale e mi mandarono a casa solo per il pranzo di Natale, ma quanta tristezza a quella tavola, nelle poche parole che sono state dette, traspariva solo l’incertezza della vita, quante lacrime che scendevano asciugate con il tovagliolo, fingevo di pulirmi la bocca di quel pranzo mai consumato, pensavo solo al grosso intervento che avrei dovuto affrontare, e se per me ci sarebbero stati dei Natali futuri…
Prima di uscire di casa, per ritornare in quella stanza bianca dell’ospedale ho abbracciato forte mio marito e mia figlia, poi ho guardato le luci del mio abete e del presepio, come per chiedere un aiuto Divino ho sfiorato dolcemente una statuina della Madonna di Lourdes invocandola che mi porgesse la Sua mano, e infine con le lacrime agli occhi ho vagato come un automa per le stanze, da sola, in silenzio, con un dolore dentro che mi bucava l’anima, ho volto un lungo sguardo a tutte le cose della mia casa, volevo ricordare bene , mi sarebbe servito per i giorni bui che mi aspettavano.
Bui lo sono stati, quei giorni per tanti mesi i dolori non mi abbandonavano mai mi seguivano come un’ombra malefica, anche il sole non sorgeva mai, sembrava inghiottito dal mare.

Poi una mattina come per magia ho visto un arcobaleno bellissimo che solcava il cielo azzurro, mi sembrava di volare andando incontro al sole, ho ringraziato il Signore che mi aveva dato un’altra possibilità di vita.

Questi, sono i giorni di Natale che ho chiuso dentro una scatola di latta, foderata di velluto, ho aggiunto un cofanetto pieno di speranza, le parole, come monete del pensiero, il mio albero e il presepe.

Per incartarla l’ ho avvolta in una nuvola d’amore, per legarla ho intrecciato le scintille della mente, adornate con lacrime come gocce di rugiada.
Ogni anno, il giorno di Natale, apro virtualmente questa scatola con grande emozione guardando con gli occhi dei ricordi, rivedo il riassunto della mia vita, l’ albero e il presepio sono adornati di emozioni srotolate nel corso degli anni…vedo una stanza, una giovane fanciulla che balla le canzoni della sua verde stagione al suono dolce di una fisarmonica.

Intorno ad una tavola apparecchiata per il pranzo di Natale, vedo tante persone, ma, alcune di loro non sono più con noi, hanno girato l’angolo della vita, rivolgo una preghiera, con dolcezza sorrido, loro da “Lassù” guideranno i miei passi.

Prima di chiudere la scatola prendo dal cofanetto la speranza, la spruzzo nell’aria sperando che arrivi a tutti i cuori, perché la speranza è la nostra salvezza per affrontare i giorni futuri della nostra esistenza

Il Natale è una festa bellissima, almeno quel giorno cerchiamo di dimenticare le nuvole che sono passate sul nostro cielo e coloriamo le nostre azioni, cercando di essere più buoni e comprensivi con il nostro prossimo.

Anche se la vita in dei momenti ci appare come un oscuro sentiero dove un tappeto di foglie secche soffoca i nostri passi, pensiamo ai momenti felici che entrano dentro di noi come gocce di luce, la stessa luce che ci dona il cielo quando lo guardiamo, forse in quello spazio infinito, troveremo qualche risposta alle nostre domande.
Allora prendiamoci il cielo che appartiene a tutti noi, e non dimentichiamo mai, in nessuna età della nostra vita il giorno del Santo Natale.

Quando ci guardiamo intorno, abbiamo persino timore di credere che i sentimenti umani siano scomparsi. I sentimenti umani non sono scomparsi , sono solo assopiti nei cuori ed hanno paura ad uscire perché, molte persone non li riconoscono più come tali.
Ma se ci mettiamo la buona volontà riusciremo a vincere la paura per le difficoltà e se, solo una persona diventa migliore leggendo delle semplici parole, o facendo una buona azione, sarà già una vittoria per l’umanità.

Maria Luisa Seghi
L'angelo delle parole
Nel sito di Tommasino Bacciotti
“Ciao Tommasino, vivrai sempre nei cuori di chi ti ama”.

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